Maggiore trasparenza sugli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie che stanno per iscrivere i figli a scuola e semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche. Sono i principali obiettivi del nuovo progetto “La scuola in chiaro” che, attraverso il sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (www.miur.it),  fornirà dati continuamente aggiornati su ogni singola scuola e faciliterà la scelta delle famiglie.

 

 

 

  


 

 

Chi era il Can. F. Gravante?

 


   

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CENNI STORICI SU FILIPPO GRAVANTE

 

 

POSE LA CHIESA E LA SCUOLA AL CENTRO DELLA SUA VITA

 

 

IL CANONICO FILIPPO GRAVANTE

 

E’ stata un’impresa piuttosto ardua quella di trovare informazioni sulla vita del Canonico Gravante. Ma, grazie ad un lavoro minuzioso di ricerca e, con la preziosa collaborazione di alcuni suoi parenti, in particolare della prof.ssa Raffaella Lanteri, siamo riusciti a mettere insieme i pezzi di un puzzle meraviglioso.

Sappiamo, infatti, ora che il prof. Can. Filippo Gravante nacque il 7 settembre 1833 da una delle migliori famiglie di Grazzanise e, fin dalla prima infanzia, diede segno di un impegno vivace e di un’indole temperata. Frequentò il Seminario campano sotto gli auspici del Cardinale Francesco Serra e i genitori Giuseppe e Brigida Abbate, per consentirgli di coltivare la vocazione allo stato ecclesiastico, lo collocarono in quel fiorente istituto di educazione.

Filippo, da alunno, si distinse sempre tra i suoi compagni e, ogni anno, ebbe la gioia di essere premiato nelle feste accademiche.

Nel 1850, morto il Cardinale Serra, gli successe il Cardinale Giuseppe Cosenza, che, apprezzando l’ingegno, la cultura, le virtù di Filippo, nel fiore degli anni, prima ancora di ordinarlo sacerdote, lo nominò professore del Seminario e, per completarne la preparazione nelle discipline ecclesiastiche si assumeva lui stesso l’incarico di fargli da maestro e di misurarne la “potenza intellettuale”. Basti pensare che Filippo Gravante era capace di imparare a memoria, da un giorno all’altro, “ad litteram” un’intera epistola di S. Paolo.

Ordinato sacerdote, per i suoi meriti, in giovanissima età, fu nominato canonico dalla insigne “Collegiata di Santa Maria delle Monache”, che poi fu soppressa e incamerata dal Governo. Se avesse continuato nella vita intrapresa, egli avrebbe fatto voli nella carriera ecclesiastica. Ma, i tempi furono duri per la Chiesa: i rivolgimenti politici del 1860 scossero gli ingegni più eletti, turbarono i cuori più ardenti.

Gli Amministratori del Comune di Capua, con insistenza, gli chiesero di lasciare il Seminario per accettare una cattedra nel Liceo ginnasiale “Pier delle Vigne”.

Il Cardinale Cosenza ne pianse!

Diventava così il professore di Capua, il professore per antonomasia.

Era l’idolo dei giovani che lo amavano di affetto filiale; era importante punto di riferimento delle più nobili famiglie capuane. Molti dei suoi alunni divennero professori, magistrati, medici, avvocati.

Filippo Gravante insegnò tutto: dalla sacra teologia alla storia ecclesiastica e civile, alla geografia fisica, politica e astronomica, alla lingua italiana, latina, greca.

L’insegnamento, per lui, era una missione, un apostolato.

Di ingegno perspicace, versatile, multiforme, era capace anche di improvvisare uno scherzo dialettale, un’ode italiana o un epigramma latino, un discorso accademico, un sermone di argomento sacro. Ma la sua eloquenza non era vuota e gonfia; era sobria, incisiva.

Nel 1884 divenne Preside dell’Istituto “Pier delle Vigne” di Capua.

Solo dopo la morte del fratello Francesco, lasciò Capua e si ritirò nel suo paese natale per custodire ed educare le sue amate nipoti.

Il suo cuore nobile e generoso cessò di battere, in seguito ad un malore, dopo una malattia che lo aveva colpito, il 19 novembre 1913 all’età di 80 anni.

Durante l’agonia desiderava i conforti religiosi, ma non li chiedeva, perché la sua più grande preoccupazione era non procurare troppo dolore alle sue care nipoti.

 

I SUOI DISCORSI

 

A Capua, dove non mancarono mai oratori di grido, ricordavano le prediche del Canonico Gravante. La sua eloquenza non era gonfia, vuota; era sobria, incisiva così come risulta dai suoi scritti.

Nel Discorso del 14 maggio 1884, rivolgendosi agli alunni, affermava: “Chi è padrone della educazione può cambiare la faccia del mondo”

La scuola è la vita delle nazioni. Essa nel mondo morale è quel punto di appoggio che andava cercando nel mondo fisico il Geometra di Siracusa, per muovere e cielo e terra.

Ma in che cosa deve consistere questa educazione?

La scuola antica era uno scheletro. Era l’immagine della morte. Si alimentava in buona parte di pregiudizi, di superstizioni, di abusi, di violenza, di menzogna, di tenebre.

La scuola moderna è scuola di civiltà, di progresso, di luce , di vita.

E certamente la scuola non deve, come una volta, spegnere nel cittadino la personalità. Deve fare dell’uomo il libero cittadino.

La scuola è necessario che concretizzi la vita ed indirizzi l’uomo al suo vero morale insegnamento…”

In occasione dei solenni funerali celebrati il 26 maggio 1880 per il Barone di Montanaro Stanislao de Renzis, scriveva: “La vita è un sogno, un’ombra, ma beati coloro che morendo lasciano di sé cara ed onorata memoria…

Beato l’uomo che soccorre il poverello… Iddio lo camperà nella mala giornata, né lascerallo alla balia dei suoi nemici…”

A Sua Eccellenza Rev.ma Francesco Saverio Apuzzo, arcivescovo di Capua, il giorno 22 marzo 1877, giorno della sua promozione alla sacra porpora, dedicò questi versi: “ E canto, o spirito nobile, le tue virtute rare, cui sol fu cura assidua, l’onor del sacro altare”.

Il 2 gennaio 1875, per i funerali di Luigi Garofano, nella chiesa di S. Domenico in Capua affermava: “ … Nell’uomo tutto è forza di sentimento, e secondo il proprio sentimento ogni uomo giudica e opera…

… Egli, pieno il petto di patrio amore, libertà andava cercando, poiché nella libertà vedeva il movimento, la vita delle nazioni, ogni pubblico bene…”

 

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